China Mieville (non solo Tolkien) 3
Letteratura

China Mieville (non solo Tolkien)

Mentre gli scrittori presentati in precedenza hanno influenzato la genesi di D&D, oggi mi occuperò di uno scrittore, China Mieville, vincitore di numerosi premi dall’Hugo al Clarke, che ha fatto l’inverso, cioè è stato influenzato dal gioco di ruolo nella sua creazione letteraria, la più famosa delle quali è certamente il ciclo di Bas Lag: Perdido Street Station, La città delle navi, e Il treno degli dei.

New Crobuzon, la città dove è ambientato Perdido Street Station è una repubblica oligarchica e autoritaria in cui coabitano sia la magia arcana sia la tecnologia steampunk, oltre a strane razze come gli uomini uccello Garuda,le misteriose donne scarabeo Khepri, e i semi-acquatici Vodyanoi ed è scossa dalle sommosse delle classi più povere e dagli intrighi politici dei suoi governanti.20061229172656252

Molti hanno notato una somiglianza sia con Planescape sia con Eberron anche se per quest’ultimo Keith Baker ha sempre negato ogni legame. Nei successivi romanzi, Mieville esplora altre parti del mondo di Bas Lag come Armada, una città galleggiante formata da migliaia di navi legate tra loro che rischia la distruzione quando si cerca di evocare una colossale creatura degli abissi per poterla muovere liberamente, o High Cromlech dove Lich aristocratici governano con pugno di ferro su vampiri che mendicano il sangue e zombie sfruttati. Una delle caratteristiche più peculiari della sua opera è l’essere “schierato politicamente”,1)China Mieville si candidò senza successo alle elezioni politiche inglesi in una lista di estrema sinistrainserendo aspetti di critica sociale e politica ma rimanendo comunque godibile anche da chi ha una visione politica differente. China Mieville, come anche Martin è considerato un Anti-Tolkieniano non solo perchè ha evitato di utilizzarne i suoi clichè ma sopratutto per una serie di critiche pesanti dal punto di vista letterario,2)per approfondire potete leggere qui e quidefinendo l’opera di Tolkien piccolo borghese, pomposa e reazionaria.3)personalmente anche se non gradisco la riduzione di Tolkien a santino da venerare molto diffuso nel mondo nerd, trovo comunque queste critiche abbastanza ingenerose e di parte

China Mieville da ragazzo ha giocato molto di ruolo con un bel “curriculum”: D&D, AD&D, Cthulhu, Runequest, Merp, Traveller,etc e anche se ora ha smesso di giocare, continua comunque a collezionare i manuali di gdr, sopratutto quelli dei mostri che lo hanno molto influenzato poiché ha sempre trovato affascinante nel gioco di ruolo, il concetto della “catalogazione” del fantastico, questa precisione quasi maniacale nel voler affibbiare statistiche a tutto, arrivando anche a eccessi come mettere le caratteristiche a Cthulhu. Come master la sua reazione era del genere: “tira 1d20. Ok, hai colpito un tentacolo. Non gli fai niente e lui ti uccide….”4)Roll a d20. Okay, you hit one of his tentacles. Nothing happens, he still kills you. l’uso del d20 deriva dall’utilizzo di una tabella delle locazioni che aveva creato come house rule da buon master

China Mieville (non solo Tolkien) 3

Nonostante gli eccessi, questa impostazione gli è rimasta, ammettendo tranquillamente di costruire almeno in parte l’ambientazione e i mostri con la logica del giocatore di ruolo5)I start with maps, histories, time lines, things like that. I spend a lot of time working on stuff that may or may not actually find its way into the novel, but I know a lot more about the world than makes it into the stories. That’s the “RPG” factor: it’s about systematizing the world. But though that’s my method, I don’t start with it. I don’t start with a bunch of graph papers and rulers. When I’m writing a book, generally I start with the mood and setting, along with a couple of specific images—things that have come into my head, totally abstracted from any narrative, that I’ve fixated on. After that, I construct a world, or an area, into which that general setting, that atmosphere, and the specific images I’ve focused on can fit. It’s at that stage that the systematization begins for me. I hope this doesn’t sound pompous, but that’s how I see the best weird fiction as the intersection of the traditions of Surrealism with those of pulp. I don’t start with the graph paper and the calculators like a particular kind of D&D dungeonmaster: I start with an image, as unreal and affecting as possible, just like the Surrealists. But then I systematize it, and move into a different kind of traditione infatti alcuni suoi mostri sono palesemente ispirati a D&D: lo Slake Moth di Perdido Street Station, una farfalla che dopo aver ipnotizzato le vittime con le sue ali ipnotiche, si nutre dei loro sogni e pensieri sembra la fusione fra i gloomwing del manuale dei mostri 2 dell’AD&D e i Mind Flayer.

Gloomwing
Il gloomwing del manuale dei mostri dell’AD&D

Questo rapporto con il gdr è continuato negli anni: su Dragon magazine n352 c’è un breve articolo dedicato a chi volesse utilizzare la sua ambientazione mentre lo stesso Mieville ha collaborato con la Paizo nel supplemento Pathfinder Chronicles: Guide to the River Kingdoms.  

Qualche anno fa era stato annunciato dalla Adamant un gdr dedicato ma sfortunatamente per problemi da parte dell’editore non se n’è fatto nulla ed è un peccato perché New Crobuzon, sarebbe perfetto per essere utilizzato nel gdr,

edit: ho scritto vincitore del nebula ma in realtà è stato soltanto candidato varie volte mentre invece ha vinto il Clarke, premio comunque molto prestigioso oltre a numerosi altri.. 

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Note    [ + ]

1.China Mieville si candidò senza successo alle elezioni politiche inglesi in una lista di estrema sinistra
2.per approfondire potete leggere qui e qui
3.personalmente anche se non gradisco la riduzione di Tolkien a santino da venerare molto diffuso nel mondo nerd, trovo comunque queste critiche abbastanza ingenerose e di parte
4.Roll a d20. Okay, you hit one of his tentacles. Nothing happens, he still kills you. l’uso del d20 deriva dall’utilizzo di una tabella delle locazioni che aveva creato come house rule da buon master
5.I start with maps, histories, time lines, things like that. I spend a lot of time working on stuff that may or may not actually find its way into the novel, but I know a lot more about the world than makes it into the stories. That’s the “RPG” factor: it’s about systematizing the world. But though that’s my method, I don’t start with it. I don’t start with a bunch of graph papers and rulers. When I’m writing a book, generally I start with the mood and setting, along with a couple of specific images—things that have come into my head, totally abstracted from any narrative, that I’ve fixated on. After that, I construct a world, or an area, into which that general setting, that atmosphere, and the specific images I’ve focused on can fit. It’s at that stage that the systematization begins for me. I hope this doesn’t sound pompous, but that’s how I see the best weird fiction as the intersection of the traditions of Surrealism with those of pulp. I don’t start with the graph paper and the calculators like a particular kind of D&D dungeonmaster: I start with an image, as unreal and affecting as possible, just like the Surrealists. But then I systematize it, and move into a different kind of tradition

9 comments on “China Mieville (non solo Tolkien)

  1. “definendo l’opera di Tolkien piccolo borghese, pomposa e reazionaria””

    Non sono sicuro che una critica del genere si ossa definire “letteraria” piuttosto che “personale”: piccolo borghese e reazionario sono aggettivi di natura puramente politica, aspetto che nell’opera tolkeniana non solo non è presente ma (almeno per Il Signore degli Anelli”), in quanto alla fine un’opera che riprende le caratteristiche del poema epico (per cui le somiglianze con quelli di Omero non sono poi così strampalate) è perfettamente comprensibile che la politica sia completamente assente.
    Non solo: parlando di morale e compagnia cantante, il punto del fantasy “vecchio stile” (ergo: Tolkien, Le Guin, Lewis, giusto per dirne qualcuno, contrapposti a quello che io chiamo per capirsi “fantasy moderno”, che secondo me niente ha a che vedere col fantasy) è proprio quello di parlare di morale. Uno dei modi per distinguere il fantasy dal non fantasy è quello di controllare si ci sono gli archetipi o no, e gli archetipi sono proprio quello: morale liquida (buona, malvagia, quello che è, ma bianco o nero)
    Allo stesso modo, l’unica critica veramente stilistica, che quindi ha ache fare con il proprio oggetto, non si può definire se non come “tautologica” e quindi di valore quasi nullo: è ovvio che un poema epico sia pomposo, che in gergo mi pare si chiami “stile alto” (aulico? Non voglio fare confusione dato che quando studiavo quelle cose era oramai un bel po’ di anni fa), è uno dei suoi requisiti stilistici.
    Con tutto che Tolkien è diventato (penso se lo sapesse schiumerebbe di rabbia) qualcosa di insopportabile nel mondo dei giocatori di ruolo, e presumo che Mieville a giudicare dalle sue reazioni si fosse rotto l’anima proprio di quello, però mi pare che abbia mancato il punto di cosa significhi “criticare un autore”.

    Besides tutto questo pippozzo, che alla fine è più orientato a Mieville come persona che come autore (appunto lo stesso errore che secondo me lui fa con Tolkien), sai se alcune delle sue opere sono state stampate in Italia oppure quanto sono facili da trovare in lingua originale su internet? L’omino mi ha incuriosito, a questo punto.

    1. Personalmente anch’io sono d’accordo con la tua analisi. Credo che le idee politiche di Mieville lo abbiano un pò accecato. Dall’altra parte va dato atto che la “stroncatura” arrivò in un periodo in cui il fantasy era solo scopiazzature di Tolkien per cui, credo che sia stato anche una reazione all’elevazione di Tolkien a pseudo santino da venerare tipo Padre Pio :)Immagino perciò che questa critica così feroce sia un tentativo di “uccidere” il padre inteso in senso letterario per poter creare qualcosa di nuovo. é una mentalità che noto per esempio nel gdr dove chi scrive un nuovo gdr fantasy lo fa spesso come critica feroce al padre D&D. In italia, si trova il ciclo di bas lag edito dalla fanucci.

    2. Sono molto d’accordo con parte del discorso, ma non con tutto.
      Non bisogna confondere i “what if” (cosa accadrebbe se…) con le tematiche, le riflessioni e la morale derivate dall’intrecciarsi dei tre conflitti della sceneggiatura (esterno, interno e relazionale). Credo che la definizione più corretta di Fantasy (inteso come parte del macro-cosmo della Narrativa Fantastica o “Speculative Fiction”) sia quella legata alla presenza di “what if” fantastici/sovrannaturali importanti per la trama, non spiegati in modo scientifico o pseudo-tale e non aventi lo scopo primario di spaventare il lettore. Quasi sempre, gli elementi in questione sono di natura magica, ma esistono tantissime varianti. Da queste, però, vanno tenuti fuori gli elementi solo apparentemente fantastici (sogni, allucinazioni, surrealismo…) e i testi sacri.

      Dal momento che la base del fantasy è, chiaramente, la fantasia, diventa indispensabile una certa dose di originalità Giusto il minimo richiesto per alimentare l’immaginazione: non possono mica essere tutti dei grandi innovatori! Però esistono tante sfumature intermedie, quindi la ripetizione stanca di cliché abusatissimi non è giustificabile. Anzi, è indispensabile trovare idee nuove, fresche, originali e personali. Insomma, il distacco dal modello “classico” è una necessita intrinseca ed endogena del genere.
      Nel corso della storia del fantasy, ci sono stati vari autori che hanno provato a sondare nuove strade, basti pensare a Gaiman, a Powers, al King della “Torre Nera” o a Pratchett. Credo però che la vera rivoluzione sia avvenuta nel 1993 con “La Figlia del Drago di Ferro” di Michael Swanwick, che perfeziona e compie pienamente alcuni dei propositi principali di Tolkien. Non a caso, oltre ai forti riferimenti epici e mitologici e a uno sfacciato anti-luddismo, vi è anche il ribaltamento di alcune creature molto sfruttate dagli allievi di Tolkien (ad esempio, troviamo elfi capitalisti e draghi biomeccanici). E persino la magia, che è fondamentale per la trama, viene dissacrata sessualizzandola.
      China Miéville è, de facto, un figlio di Swanwick, anche per l’utilizzo di creature strane/allucinate e per la distanza siderale dal classico medioevo/rinascimento immobile nel tempo. E questo è accaduto con estrema naturalezza, al di là della posticcia etichetta “New Weird” inventata da Jeff VanderMeer per scopi puramente commerciali. Ecco, varie opere di Miéville vengono definite New Weird, ma in realtà sono Science fantasy o Steamfantasy (come anche quelle di Campbell, Swainston, Duncan, Gentle, Bishop…). Però, anche se il New Weird non esiste, è comunque una definizione interessante di come ogni Fantasy dovrebbe essere, è un’aspirazione qualitativa di originalità, verosimiglianza, coerenza, ricchezza e personalità artistica. Lo spiego meglio qui: http://www.mgprometheus.com/2015/02/il-new-weird-non-esiste.html.
      Il Fantasy, insomma, è un genere ricchissimo di sottogeneri. Ci sono casi in cui le etichette sono vuote e inutili (leggi “New Weird”), ma sono eccezioni. E sinceramente non credo che il Science fantasy in tutte le sue sfumature (“-punk derivate” o meno) sia meno fantasy dello Sword & Sorcery, dell’High/Epic o del Fiabesco. Anzi, è semmai è più fantasy in quanto lascia più libertà alla fantasia degli autori. Ma sono fantasy anche il Low f., l’Urban f., il Dark f. e via discorrendo. Invece un discorso a parte va fatto per la Bizarro fiction, che trascende così tanto i generi da dover essere valutata romanzo per romanzo: talvolta è fantasy, talvolta è horror e talvolta (nella maggioranza dei casi) è fantascienza.
      Insomma, il Fantasy è un genere speciale proprio perché lascia carta bianca quasi su tutto, quindi perché sprecare quest’occasione imponendosi paletti superflui? Perché guidare una Ferrari in giardino e a 30 km/h? Per pigrizia o per vuoto tradizionalismo? E attenzione che non sto incitando ad andare a 300 km/h in città e senza patente, sia chiaro!

      Passiamo ora alla questione della moralità. I “fantasy classici” che sfruttano una netta dicotomia bene-male (quindi non tutti) non mi sembrano adatti allo scopo, specialmente se traviati da velleitarie pretese epiche. Piuttosto, credo che il metodo migliore sia quello basato su Empatia e Catarsi**, specialmente nel contesto narrativo definito della Scuola Neoaristotelica di Chicago***.

      Infine, vorrei precisare una cosa: dal punto di vista dello stile e degli obiettivi artistici, le opere di Tolkien sono più Literary Fiction che Narrativa, sicché non ha alcun senso valutarle secondo canoni puramente narratologici. Lo stesso non vale per Miéville, che scrive Narrativa, ma utilizza uno stile farraginoso, opaco e arzigogolato. E qui casca l’asino: la pomposità di Tolkien è scusabile, quella di Miéville no. Quest’ultimo ha un’enorme fantasia, ma non ha mai studiato seriamente le tecniche narrative e purtroppo si nota. Tolkien è criticabile sotto vari punti di vista, specialmente considerando la “divinizzazione laica” che ha subito, ma non credo che Miéville abbia le competenze necessarie per discuterne.

      *Intese nella loro versione fantasy, non in quella di “fantascienza mascherata”
      **Deducibili in primis dalla “Poetica” di Aristotele e poi dagli studi di Dara Marks, John Truby, Lajos Egri e altri esperti di sceneggiatura
      ***Immersione e Immedesimazione derivate dalla trasparenza stilistica, dal filtraggio psicologico del POV nel “qui e ora” e da tutte le conseguenze derivate (soggettivazione dell’oggettività, mostrato e via discorrendo).

      1. Bella risposta, mi hai dato qualche spunto di lettura!
        Però, come hai scritto tu, solo “pomposo” è una critica inconsistente. Per il resto, se non reazionaria per scopo, quanto meno classista per educazione le opere Tolkieniane lo sono.
        Certo, non raggiungono il livello di demenza propagandistica di Lewis, che diversamente da Tolkien ha come obiettivo evangelizzare il piccolo lettore, però in maniera incidentale finisce a fare errori simili.
        Poi, ritengo che Il paragone con l’Iliade fatto da un altro utente sia fuori luogo, È proprio la politica che muove ogni cosa in quel poema, ed è questo che la rende ancora così godibile.

        Detto ciò, ho le tue stesse speranze per il fantasy del futuro. Le opere di Licia Troisi e delle sue imitatrici spero restino nascoste in un cassetto, ma pubblicate.

    1. Essendo il blog dedicato al gioo di ruolo, ho deciso per la sezione non solo Tolkien di concentrarmi su questo aspetto in particolare perchè determinati autori richiederebbero saggi o comunque articoli lunghissimi al di la delle mie capacità… Come avrai notato, questi articoli sono più degli inviti alla lettura, brevi presentazioni… Grazie per i complimenti 🙂

      1. Be’, è una presentazione ben fatta. 🙂 E devo ammettere di aver scoperto il tuo blog tramite questo articolo, quindi non avevo capito da subito che l’argomento principale sono i GDR. Apprezzo molto che hai voluto trattare Miéville e altri sotto l’aspetto che più conosci, denota un’autoconsapevolezza sempre più rara nell’epoca dell’opinionismo che mette bocca su tutto.

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